ovvero la storia di un viaggio nato per scherzo e organizzato alla cacchio.


domenica 29 maggio 2011

Wonderful, AZ


Ne avevo sentito parlare da tante persone, avevo visto tante foto e film, ma vederlo dal vivo è stata tutta un'altra cosa. Il Grand Canyon. La sua imponenza è disarmante. La sua vastità ti cattura. La sua profondità ti confonde. E' il posto che da sempre avrei voluto vedere.

Ma non è l'unico luogo strabiliante attraversato in questi giorni. Sul New Mexico non c'è bisogno di aggiungere altro: ne sono stato veramente entusiasta. E dall'ingresso in Arizona due giorni fa, l'entusiasmo è tutt'altro che scemato!

Purtroppo dell'antica Route 66, qui in Arizona sopravvive molto poco, alcuni km qua e là, ma oltre il 90% è stata del tutto abbandonata, rimossa o semplicemente sostituita dall'attuale Interstate 40, che quindi abbiamo seguito fedelmente, uscendo qua e là per apprezzare ciò che rimane dei luighi in cui una volta i migranti est-ovest effettuavano le loro soste, ormai a poche centinaia di miglia dall'agognata destinazione: la California.

Curioso come moltissime uscite dell'Interstate portino ancora i nomi di questi luoghi, anche se nelle immediate vicinanze non è rimasto nulla se non qualche campo arido e magari una struttura abbandonata. Modernissime rampe, asfaltate di fresco, ti portano in posti dai nomi bizzarri come "two guns" e "twin arrows" in cui non esiste praticamente nulla, neanche una casa... l'asfalto termina cinquanta metri subito dopo l'uscita per lasciar spazio ad una strada sterrata difficilmente percorribile anche con un fuoristrada.

E con l'Arizona, ecco che il paesaggio cambia di nuovo, diventa più "mordibo" alla vista  (nonostante l'altitudine 2.000 metri e oltre) e soprattutto si tinge di rosso. E a poche miglia dal confine, ecco il primo deserto: il parco nazionale del Painted Desert e della Foresta Pietrificata, dove per strane vicissitudini climatiche, i tronchi  d'albero si sono trasformati in pietra.

Ottima sorpresa è arrivata anche da Flagstaff, l'unica vera città di questa parte di Arizona. Complice il weekend del Memorial Day (lunedì) e il fatto che Flagstaff diversamente dalla maggior parte delle città statunitensi ha un vero e proprio centro storico, finalmente ecco che si trova un po' di vita, locali aperti, musica in piazza.

Ma non ci si può fermare più di tanto... una notte a Flagstaff, visita al Grand Canyon... e sulla strada verso Kingsman ecco il primo cartello "Los Angeles - 454"... ci siamo quasi. Ora siamo a Kingsman, pronti per una piccola deviazione verso il Nevada - Las Vegas e Valle della Morte. Mancano solo 348 miglia a Los Angeles: l'ultimo pezzo di Route 66...

L'emozione è tanta, ma una presenza inquietante ormai da giorni continua a perseguitarmi:


giovedì 26 maggio 2011

Nothing, NM

Howdy! O per meglio dire, ciao!
Dopo il popolatissimo Illinois, le pianure verdi del Missouri, le colline gialle dell'Oklahoma, ecco le prime rocce e i primi accenni di deserto. Siamo in New Mexico!
Una sorpresa decisamente inattesa: potete guidare decine di miglia in questo stato passando da 1.000 a 2.000 metri di altitudine senza nemmeno accorgervene, e non incontrare niente.

Niente.

Ma quando dice niente, intendo veramente niente! Nessuna forma di vita o di insediamento.
Anche quello che stava dientando un po' una costante quasi ludica della Route, e cioè la costante presenza di Motel abbandonati e case diroccate, qua non c'è. Solo pochi arbusti, molti sassi, la strada deserta davanti a te, un vento impensabile e... niente altro.

Posso solo dire una cosa del New Mexico: lo adoro. Le poche cittadine lungo la Route sono particolarissime: sembra veramente di stare in Messico! Si parla spagnolo, si mangiano tortillas e ci sono chioshi di tacos. Per non parlare degli insediamenti indiani: Acoma Pueblo è una delizia... costruito in cima ad una montagna di roccia a strapiombo su una vallata sterminata, abitato oggi come mille anni fa da quelli che si fanno chiamare con orgoglio "i nativi".

E dopo una notte a Santa Fe, praticamente un'enorme galleria d'arte cui fa contorno un po' di città - splendida a dir poco - ecco una sera a Gallup, da qualche parte vicino al confine con l'Arizona e molto vicino alla Foresta Pietrificata, una delle principali tappe di questo viaggio da sogno.
Gallup, NM. Per la prima volta facciamo due notti nello stesso stato. E domani Flagstaff: per la prima volta due notti nella stessa città.

...il  gran canyon... vegas... los angeles... il tempo sta volando.

mercoledì 25 maggio 2011

da 1 a 10 : 66!

siamo a santa fè! due giorni davvero densi e lunghi e splendidi sono alle nostre spalle.

l'ingresso in new mexico è stato davvero sorprendente per noi, nessuno dei due immaginava davvero come potesse essere un posto del genere, decine di miglia tra un posto ed un altro, paesaggio immutabile, sole e caldo, vento, vento fortissimo

il vento era una nostra costante già da amarillo. siamo partiti per tornare dal texano per una super colazione e a momenti volavamo via! abortito il passaggi o a palo duro (il paradiso dei doppi sensi) proprio perchè il parco era chiuso causa vento, rischiamo di non goderci il cadillac ranch per colpa dello stesso.... farsi 500 metri in uncampo apertissimo in piena tormenta di sabbia in mezzo al nulla è una fatica, ma davvero ne è valsa la pena!

abbiamo superato la metà della Mother Road! in tempo tra l'altro!

riesco solo a darvi notizie confuse e frammentarie, è troppa l'eccitazione che mi/ci accompagna, grande la felicità per ogni piccola cosa. basta trovare persone gentilissime al visitor center del new mexico e la nostra giornata diventa ancota più bella

ah, che se ne voglia dire in giro, gli americani sono davvero gentilissimi!

tranne che a Tulsa. la non è che non sonogentili, è che non ci sono proprio! è una città deserta! ma questo merita una dissertazione a parte!

vi saluto con una istantanea del nuovo messico, in tutto il suo splendore



martedì 24 maggio 2011

La tappa più lunga

Amarillo, TX.
Una giornata molto impegnativa, ma la più divertente e "tipica" fino ad oggi. Eravamo piuttosto preoccupati perchè oggi ci aspettava la tappa più lunga di tutto il viaggio: oltre 350 miglia (sempre calcolate "sulla carta", cioè come se facessimo l'autostrada invece che la Route) per andare da Tulsa, OK ad Amarillo, TX.



E invece tutto è andato per il verso giusto. La giornata comincia con una breve sosta a Tulsa per foto allo skyline, che oserei definire come l'unica attrazione meritevole di quella cittadina. Poi varie soste in posti mitici, tra cui il Rock Cafè, dove ho fatto la VERA colazione americana con tanto di sciroppo d'acero e caffè nero; il Round Barn, un luogo veramente particolare; Pop's, un diner annunciato dalla bottiglia più grande del mondo che vende centinaia di tipi diversi di bevande in bottiglia... e poi ancora il museo della 66 a clinton, diverse stazioni di servizio d'epoca e moolto altro.

La strada che collegava i vari posti si è fatta più "semplice" da seguire, anche se spesso i cartelli non ci sono o sono stati rimossi... quindi non sono mancate varie inversioni ad U e cambiamenti di rotta  (spero che Trew non se la sia presa nel vederci attraversare più volte il suo Ranch). Ma la cosa che mi ha colpito di più è che gradualmente la Route attraversa sempre meno paesi, e quel poco che resta è evidentemente abbandonato da decenni: paesi fantasma veri e propri. Sembra che gli abitanti li abbiano lasciati senza un motivo molti anni fa, andandosene e basta.
Tutto questo mentre cambia rapidamente il paesaggio intorno: dai centri abitati dell'Illinois al verde di Missouri e Kansas, al Giallo dell'Oklahoma, al rosso del Texas...

Davanti a noi il New Mexico e l'Arizona: il deserto. Poi toccherà alla California.

Ora meglio riposarsi e digerire la fantastica bistecca mangiata nella miglior steak house del mondo... domani ci aspetta il primo Canyon e tutta una tirata fino a Santa Fe.

Che bello.

lunedì 23 maggio 2011

Tulsa, OK



come ha già anticipato il mio compagno di viaggio, oggi è stata una giornata sui generis.

ma già l'incontro con gary vale da solo la giornata. il resto del viaggio, ve lo lascio immaginare, anche se effettivamente è difficile, quindi vi stimolo un po' la fantasia :
da me verso l'orizzonte tutto nero, a tratti sembra notte ; a destra ed a sinstra varie tonalità di lampi, e tuoni che ci accompagnano e sembrano provenire dalla nostra macchina.
guardo ai lati della strada e c'è un lago. un lago dove dovrebbe esserci un campo coltivato. si vedono appena le punte delle staccionate sommerse. Guardo poi è un parolone, per vedere la strada visto quanto piove devo appoggiare il naso al vetro davanti. ogni tanto incontriamo un pezzo di strada allagata, oppure pozzanghere delle dimensioni del Magra in estate. i cartelloni divelti, gli alberi spiumati, la gente che ripara i tetti nonostante il diluvio fanno capire che ieri era peggio. indi ci riteniamo fortunati, e continuiamo nel nostro periplo direzione tulsa. per arrivare alla fine soddisfatti accolti da uno stuolo di buzzurri all'hard rock casino, nostro primo stop in città

qui sotto vi posto un particolare del bellissimo giardino di Gary

La tempesta perfetta

Tulsa, OK. Partenza da Lebanon in orario e arrivo a Tulsa come da programma originario... ritardo recuperato? In un certo senso si, con il piccolo dettaglio che oggi è stata una giornata MOOOLTO particolare, decisamente inattesa, senz'altro da ricordare.

Clima non proprio favorevole, freddo e un po' di pioggia, ma "meglio così: almeno non si guida sotto il solte cocente". Breve tappa a Springfield per colazione, e intanto la pioggia continua...
Direzione Kansas. A lato strada in qualche luogo vicino Joplin c'è una stazione di servizio anni '50 perfettamente conservata: ci fermiamo e lì conosciamo il suo gestore, Gary, un uomo sulla sessantina ben inoltrata che ci ha accolto come amici di vecchia data, spiegato tantissime cose sulla Route e sulle successive tappe, e ci ha informato di qualcosa che decisamente non ci aspettavamo: nella notte, un tornado e relativa tempesta hanno spazzato via quasi un terzo della cittadina di Joplin causando anche molte vittime. Ora le strade sono tutte chiuse o quasi, e il ramo di RT66 che passa in Kansas è del tutto isolato. Consiglio di Gary: abbandonate la Route tra una trentina di miglia, prendete l'Interstate bypassando il Kansas, e riuscite a Miami, in Oklahoma... da lì proseguite per Tulsa.

Ma il tempo, per quanto non ottimale, oggi sembra accettabile... proseguiamo quindi un pochino come da consiglio, ma all'uscita dell'Interstate che porta in Kansas decidiamo che tutto sommato fa niente, che Baxter Springs è un ottimo posto da visitare e dove pranzare, che da lì a Miami sono poche miglia, che è tutto ok.

Baxter Springs effettivamente è un posto che avrei voluto vedere. Il tizio del RT66 visitor center è stato cordialissimo e ci ha illustrato tutto quanto c'è di bello fino alla California... ma nel frattempo le nuvole si sono addensate, il buio è calato, e la tempesta si è scatenata.
Strade chiuse, allagamenti, smottamenti, alberi sradicati, segnali stradali divelti, tetti scoperchiati... uscire dal Kansas e arrivare a Miami sembra praticamente impossibile. Dopo un giro infinito, eccoci riprendere l'Interstate.

Decisione rapida: per oggi può bastare. Tagliamo questo pezzo di Route con tutte le particolarità e i luoghi da visitare che vi sono, e arriviamo a Tulsa il prima possibile.

E così fu. Ore 18.00, eccoci tranquilli in una camera del Super8 alle porte della città, lavati, riposati e pronti per una serata tranquilla come non ne abbiamo ancora fatte. Domani si riparte di buon ora per Oklahoma City, per poi entrare in Texas e raggiungere Amarillo, la prossima tappa... Sperando nella clemenza del tempo, così da poter vivere al meglio la vera esperienza della Route, che è fatta di asfalto, stazioni di servizio, attività commerciali storiche, insegne al neon e persone come Gary, la cui passione per la Route e bontà d'animo "dà un senso alle parole Visitors are welcome".

domenica 22 maggio 2011

E Missouri fu...

Lebanon, MO... in realtà la tappa doveva essere circa 50 miglia più in là, a Springfield (si, un'altra), ma complici fame, stanchezza, buio e tempesta di fulmini, eccoci qua, al Bates Motel - che in realtà si chiama in qualche altro modo - sperando che nessuno ci accoltelli nella doccia per poi sbarazzarsi del corpo mettendolo nel bagagliaio e gettando l'auto nel lago.

La strada 66 oggi è stata un po' più ostica da trovare e percorrere e meno ricca di sorprese rispetto a ieri, ma i luoghi attraversati hanno più che compensato.
Da notare che oggi abbiamo lasciato l'Illinois per entrare nel Missouri, e lo abbiamo fatto in grande stile, con visita immediata al vecchio ponte sul Mississippi: grandioso! Da lì, dritti a St Louis, con il suo magnificente arco, la Porta del West: un mega-arco alto 192 metri che domina lo skyline. Purtroppo non sono salito in cima a godere del panorama un po' perchè c'era un bel po' di coda (e il tempo ahimè è tiranno in questo viaggio) e un po' per non andare da solo e mollare il mio vertiginoso compagno di viaggio da solo. Resta il fatto che St Louis è stata una piacevole scoperta... peccato non aver avuto il tempo per visitare il Six Flags: il profilo di quei roller-coaster prometteva bene!

Dopo un pranzo a base di hamburger (che novità!) consumato nella vecchia stazione oggi riqualificata e trasformata con ottimo custo in un centro commerciale, subito la partenza alla volta di Springfield, con sosta tattica a metà pomeriggio alle Meramec Caverns, dove si narra con poca evidenza di prove che Jesse James si sia rifugiato per sfuggire alla legge. Le grotte erano a dir poco splendide, ma la vera attrazione è stata la guida: un buontempone che non si è fatto sfuggire alcuna occasione per metterla in caciara... non dimenticherò mai i suoi due passaggi fondamentali:
"questa casetta in legno che vedete all'ingresso in realtà non ha niente a che fare con Jesse James nè con le caverne. L'abbiamo messa qui per catturare la vostra attenzione all'ingresso ed evitare che andaste avanti da soli"
"questo pendolo è una fedele riproduzione di quello di Parigi, ed è uno dei sedici esistenti al mondo. Ma è unico per due aspetti: 1- è l'unico installato in una grotta 2- è l'unico che non funziona per niente"

E dopo questa visita ludica, rieccoci in marcia! Ma alle nove passate la meta non era ancora raggiunta, ed ecco la fermata tattica in questo paesino, Lebanon, di cui so poco o niente, a pianificare la giornata di domani, in cui occorrerà recuperare il "ritardo" di 50 miglia circa, e magari avvantaggiarsi un po' per dedicare più tempo possibile alle attività più interessanti: visite ai canyon e ai pueblos prima di tutto.

Domani lasceremo il Missouri per entrare in Oklahoma - tre stati in tre giorni.
Tulsa... arriviamo!

Lebanon, MO

siamo in un motel in merzzo al Missouri, un motel di quelli dei film, di quelli con la macchina parcheggiata davanti aduna porta a vetri che da su un piazzale di cemento.

è stata una bella giornata, abbiamo fatto molti km - ancora meno della tabella di marcia ma ci stiamo riprendendo - visto grotte, archi, città e soprattutto l'america che ci aspettavamo

quella dei quartieri di case mobili, dei mercatini della roba vecchia e dei negozi per adulti, dei mille fast food di fila e delle case bellissime

io voglio una casa come quelle. non me ne frega niente che sia di pietra e duri 400 anni. la voglio bassa
di colori pastello, col prato intorno, un prato grande, sul quale non farei niente, solo mi godrei lo spazio. ecco, lo spazio è la principale differenza tra noi e loro

loro ce l'hanno. tanto. tanto che ti fa venire il mal di testa se pensi a come la gente è sparsa, come lanciata alla spicciolata in questi enormi quadrati verdi

ma in italia si può avere una casa cos'?
o poi ti invadsono il prato? oppure si può costruire il garage a fianco con la serranda bianca?

io la voglio!

sabato 21 maggio 2011

Get your kicks on Route 66: si parteee!!!

Litchfield, IL... da qualche parte tra Springfield e St Louis... un giorno di viaggio e già siamo indietro rispetto a quanto atteso, ma non importa: il morale è alto, il jetlag alle spalle, e la voglia di proseguire rende ogni esperienza molto più interessante!

Effettivamente secondo i piani saremmo dovuti partire da Chicago verso le 10, percorrere la R66 fino a Springfield, visita express della località, arrivo a St Louis alle 18 circa, breve visita turistica , cena, dormita, per poi ripartire l'indomani partire di buon ora.

REVISIONE #1: richiamino di visita a Chicago - di cui non parlo ma che meriterebbe eccome più di qualche parola - partenza verso  le 13, poi R66 a rilentissimo per limiti ridicolmente contenuti entro i 40 miglia/h, arrivo a Springfield alle 20 circa, cena in un pub da cui finalmente è stato possibile connettersi ad internet... e poi abbiamo bigiato percorrendo la Interstate 55 per coprire almeno la metà della distanza che separa Springfield da St Louis.

E ora, dalla camera di questo Super 8 Motel, a circa 50 miglia da St Loius, inizia la pianificazione di come recuperare il tempo che oggi è stato dedicato a fermarsi in ogni dove ad ammirare con sempre nuovo stupore le bellezze e le particolarità che questi luoghi portano con sè... dalle stazioni di servizio storiche ai diner a conduzione familiare (vedi il Launching Pad di Wilmington, indicato dal Gemini Giant qua sotto: TOP!), dalle insegne abbandonate ai paesini tutti villette e giardini. Un'esperienza unica accompagnata da musica perfetta e clima gradevole. No, il tempo impiegato oggi è tutt'altro che perso: vorrà dire che si taglierà da qualche altra parte :)



 Nota a latere: tre hamburger in 24 ore... uno meglio dell'altro, per carità... ma forse è meglio che domani si consideri un pasto alternativo!

Il lungo viaggio

La tecnologia è ovunque negli States, ma al giusto (!) prezzo :(
C'è voluta una giornata intera prima di trovare un hotspot weireless gratuito, in questo favoloso Brickhouse Grill & Pub nel centro di Springfield, IL.
Ma il mio post sul viaggio di ieri era già pronto ieri sera, e senza alcuna modifica tardiva che ne cambierebbe il tono e l'entusiasmo che ho impiegato per buttarlo giù tutto d'un fiato nonostante la proverbiale stanchezza, lo carico or-ora come se nulla fosse... Più tardi invece - al prossimo hotspot che spero sia prima dell'ingresso in texas - arriverà un dettagliatissimo resoconto di questa prima, lunga giornata sulla route 66...



Ebbene si, ho toccato il suolo statunitense da meno di quattro ore, e già respiro  un'aria nuova... complice la lunghissima attesa, il fatto che non avevo davanti a me un periodo così lungo di ferie da un bel po' di tempo, ma anche e soprattutto l'eccitazione che un viaggio così importante e, se vogliamo, storico porta con sè.

Il viaggio... si, perchè un'avventura e una vacanza cominciano con un viaggio, con lo spostamento fisico da casa verso la destinazione (o nel nostro caso LE destinazioni) prescelte. C'è chi dice che il viaggio stesso è meglio della vacanza: io non sarei così estremista, ma ognuno di noi converrà facilmente che c'è del vero in quella affermazione. E oggi non sono mancate le conferme.

Solo il fatto che questa giornata duri per me 31 e non 24 ore, preveda un pranzo e due cene, ma due mezzogiorni... ecco, soltanto questa esperienza mi fa dimenticare l'immane stanchezza che deriva dalle ore trascorse oggi a partire dal risveglio alle 4.00.

Si, le 4 del mattino.  Chi mi conosce bene sa quanto io sia paranoico con gli orari: ci sono poche cose che mi danno fastidio come la mancanza di puntualità... e conoscete forse qualcuno che non vuole arrivare puntuale alle proprie vacanze? Quindi, volo alle 6.30:  alle 5.00 stiamo aprendo il terminal di Linate :) Primi a fare il check in per il volo Milano-Roma - e qua potrei perdermi in una infinita parentesi circa un piccolo episodio al banco del check in con la hostess, la sua loquacità in piena notte etc, ma lo risparmierò.

Volo verso Roma, nel torpore di un mattino che proprio non ci aiuta a svegliarci. Alitalia. La compagnia di bandiera... che orgoglio! Caffè imbevibile ma snack delizioso. Non si fa in tempo a decollare che il terminal di Fiumicino ci attende con un piccione che sorvola le nostre teste e le sue infinite possibilità di shopping: tutto invitante e scintillante... ma noi abbiamo occhi solo per questa:



Controllo passaporti - con splendida gag della poliziotta che mi guarda, guarda il passaporto (senza notare che manca il timbro sulla marca, ma fa niente), riguarda me... sorride come solo Julia Roberts potrebbe fare, e commenta "Ah però! Con gli anni sei migliorato di brutto!". Facciamo che la prendo con simpatia interpretando che la signorina sta apprezzando il mio stato attuale piuttosto che disprezzando (peraltro con un briciolo di ragione) il mio stato di 8 anni fa.

Ma ora c'è l'imbarco... un Airbus 330, fila 18 posti K-J finestrino... chiudere i portelli, armare gli scivoli, congelare di brutto (mezzo aereo in rivolta per le temperature glaciali, ma niente di niente): SI PARTE! Dieci ore chiusi  lassù, tra Fiumicino e Chicago: dieci ore di progetti, relax, sogni ad occhi aperti, intrattenimento, pranzi e cene, bevute... tutto perfetto?

NO! Come sempre, immancabilmente, orde di bambini piccoli poco educati da genitori maldestri e assoultamente inetti hanno deciso di boicottare il mio quieto vivere... per molto meno, a quell'età  io avrei passato un brutto quarto d'ora, ma loro no! Povere creature, che fastidio ti danno se urlano ininterrottamente, scalciano e piangono per dieci misere ore???

Eppure è passata anche questa... e chilometro dopo chilometro, film dopo film (the next three days, che bella giornata e una schifezza con owen wilson), i 7.738 km sono diventati 5.000,2.000, 500... "we are now approaching Chicago"... "welcome in the United States"...

Talvolta la vita è proprio bella... :)

Chicago, Illinois!

siamo arrivati a Chicago, Illinois!
come arrivi in città, dopo un percorso in trenino interminabile dall'O'Hare, ti trovi sepolto dai grattacieli. sono ovunque, il cielo si vede solo in prospettiva, o quando finalmente superi Michigan Avenue e arrivi nella zona prossima al fiume ed al lago.
siamo arrivati nell'albergo, un ex albergo di lusso ora caotico e labirintico, le camere non sono male, anche se la temperatura sfiora quella della taiga. Luca è a docciarsi, perchè in aereo veramente abbiamo assorbito feroci umori di umanità, e vi racconterà lui dopo cosa è successo in questa interminabile trasferta.
Abbiamo 4 ore di sonno alle spalle ed è quasi mezzanotte ora italiana, siamo in piedi dalle 4, e almeno sino alle 10 per adeguarci all'ora locale ci toccherà attendere prima di imbrandarci. ma le cose da vedere toccare provare mangiare fotografare ci terranno svegli di sicuro.

Ci siamo, siamo in America, siamo arrivati, domattina si parte!!!

giovedì 19 maggio 2011

Siamo pronti

dopo un'ennesimo tour coast to coast dell'italia (dall'Adriatico ai Navigli questa volta), sono a casa di Luca pronto per la partenza. abbiamo già confrontato bagagli, dotazioni e dimensioni. abbiamo attrezzatura burocratica sufficiente per arrivare su Marte passando per la bassa ferrarese. non parliamo dell'abbondanza di ricambi di biancheria (si, ho anche le canottiere, non prendo freddo alla schiena - e no, conseguentemente non avrò nemmeno un briciolo di sex appeal)

io ho dimenticato la crema solare. direte voi, ma in america non c'è? ma insomma io me n'ero comprate 10 bocce all'ikea a natale pagandole 20 cent l'una e mi sentivo furbissimo. ora mi sento un idiota.

Luca sta armeggiando con la preparazione della colonna sonora. appena vede che musica ho portato io si da fuoco a guisa di bonzo tibetano per me. spero non veda mai che ho portato anche tomorrow di amanda lear. voglio che lo scopra solo quando arriviamo a las vegas. a las vegas io voglio sposare una controfigura di amanda lear.

tra 5 ore c'è la sveglia. me misero, me tapino.
se arriviamo esausti al volo intercontinentale però dormiamo; a meno che vicino a me non si sieda l'ereditiera della famiglia guinnes (per chi non sapesse nulla al riguardo googli ereditiera guinness aereo e altre amenità, tanto ne ha fatte di tutte!)

prossimo aggiornamento da chicago, illinois (da non confondere con chicago sul clitunno)

Momenti di attesa...

Inaugurare un blog porta con sè un certo grado di responsabilità, ma anche eccitazione, e un filo di orgoglio.
Scrivere il primo post, il post inaugurale, non è semplice... un po' perchè segnerà da quel momento in poi in modo indelebile lo stile di tutto il blog; un po' perchè - come per tutti i debutti - la prima impressione che i tuoi spettatori, lettori, ascoltatori avranno di te sarà definitiva e impossibile da scalfire.

Ma basta con la filosofia! Di tempo ne è passato da quel giorno di fine dicembre in cui tre amici si incontrarono, fecero una tranquilla serata ricca di vecchi ricordi e risate, e al momento di congedarsi buttarono là l'idea...

...la route 66... la mother road...

A quasi cinque mesi da allora, dei tre amici soltanto due hanno raccolto la sfida! Adesso il viaggio è pianificato (più o meno), le valigie sono pronte (beh, quasi), il morale è alto, l'eccitazione indescrivibile.
E allora, che il viaggio abbia inizio: mancano solo 16 ore e 45 minuti alla partenza!